sabato 22 ottobre 2016

FILM: Café Society

Titolo (originale): Café Society
Regia e sceneggiatura: Woody Allen
Produzione: USA, 2016
Genere: commedia, sentimentale
Ambientazione: Anni '30, Hollywood e New York
Attori: Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Steve Carell, Blake Lively







Non avete idea della mia attesa per questo film, lo aspettavo da una vita (probabilmente ancora da prima che venisse concepito) e sono già andata a vederlo 2 volte al cinema.








Molti erano i motivi per i quali attendevo con ansia la sua uscita nei cinema: il regista e sceneggiatore, l'ambientazione, gli attori in generale e più in particolare i due protagonisti Jesse Eisenberg e Kristen Stewart che avevo amato in Adventureland (altro film dove sono protagonisti insieme) e trovo che formino una bellissima coppia fittizia. Senza contare il fatto che già mi piacciono molto anche separatamente!

Primo film girato in digitale da Woody Allen, è stata anche la pellicola d'apertura per il Festival di Cannes del 2016, fuori concorso.

Essendo stata 2 volte al cinema con persone diverse posso anche riportarvi le loro opinioni, non prima però di dirvi che secondo me questo film è riuscitissimo e perciò consiglio a tutti di vederlo perché a mio parere è impossibile non amarlo (anche se ho poi scoperto che non è così). La prima volta sono stata accompagnata da mia mamma e mia sorella; entrambe sono appassionate di Woody Allen come me quindi di solito andiamo sempre insieme al cinema quando esce un suo film. Questa volta però loro l'hanno trovato un po' sottotono, come se mancasse qualcosa, ma nel complesso è piaciuto anche a loro pur non trovandolo brillante come al solito.
La seconda volta invece sono stata accompagnata da due mie amiche: la prima l'ha amato quanto me ma invece la seconda non era entusiasta. Naturalmente è questione di gusti ma se leggete il mio blog e conoscete i miei gusti, regolatevi in base a questo :)

Ho apprezzato ogni aspetto del film, come al solito non mi fermo alla storia e ai personaggi/attori. Senza fare la "lista della spesa" riassumo dicendo che davvero mi è piaciuto a 360°. Se devo scegliere proprio l'aspetto secondo me più riuscito, senza dubbio l'interpretazione di Jesse Eisenberg, alter ego di Allen. Da un paio di mesi ho "scoperto" questo attore e probabilmente sta diventando uno dei miei preferiti. Dipende tanto dal personaggio che interpreta perché solo alcuni sono davvero adatti a lui (parlo ad esempio di questo o di Adventureland) invece altri non mi hanno fatto impazzire (es. Now you see me). Tornando al film in questione, passiamo ora alla trama.

Anni '30 a New York: gangster, famiglia ebrea, Bronx. Anni '30 a Los Angeles: vita mondana, età d'oro di Hollywood, lusso e sfarzo. Queste sono le due ambientazioni che fanno da sfondo alla vicenda di Bobby Dorfman, ultimo di tre figli, nato e cresciuto in una famiglia ebrea del Bronx.
Deciso a dare una svolta alla sua vita si trasferisce a Los Angeles per lavorare per il suo ricco zio (Steve Carell), famoso agente cinematografico. Egli lo prende sotto la sua ala, lo invita ai party con tutte le celebrità e gli dà l'occasione di vivere la bella vita insieme alle persone più straordinarie e famose. Bobby (Jesse Eisenberg) si innamora a prima vista della segretaria dello zio, la bella Vonnie (Kristen Stewart). In definitiva però rimane deluso sia dalla città che da Vonnie e decide di tornare nella sua New York, dove inizia un'attività di imprenditore insieme al fratello gangster, come gestore di un night club della celebre Café Society. Gli anni passano e Bobby si sposa con una nuova Veronica (Blake Lively), la sua vita va avanti e sembra che vada tutto bene. Un giorno però la Vonnie di Los Angeles torna a fargli visita.

Menziono la fotografia stupenda dell'italiano Vittorio Storaro, storico collaboratore di Bernardo Bertolucci e Francis Ford Coppola (ma anche tanti altri), questa è stato il suo primo lavoro con Woody Allen e si vocifera che ce ne sarà un secondo.
47° film di Woody Allen, è anche il più costoso ed il primo girato in digitale.

martedì 18 ottobre 2016

3 FILM: Bridget Jones

Sono appena tornata dal cinema dopo aver visto il terzo e ultimo film di questa trilogia. Stamattina ho riguardato anche il primo e ora sto rivedendo il secondo; avevo già visto i primi due un paio di volte ma diversi anni fa e li avevo piuttosto dimenticati.

FILM #1

Titolo: Il diario di Bridget Jones
Titolo originale: Bridget Jones's Diary
Regia: Sharon Maguire
Produzione: UK, 2001
Genere: commedia romantica
Attori: Renée Zellweger, Hugh Grant, Colin Firth
Basato su: romanzo omonimo di Helen Fielding (1996)


Il film è una tipica commedia romantica britannica, nonostante la presenza della protagonista interpretata dalla nota attrice statunitense, gli altri due attori sono delle colonne portanti dei film britannici (personalmente: amo Colin Firth, provo fastidio per Hugh Grant; riguardo a Renée non saprei... anni fa non la sopportavo ma recentemente ho cambiato idea su di lei).

L'autrice del romanzo ha dichiarato di essersi ispirata a "Orgoglio e Pregiudizio", specialmente alla serie britannica degli anni '90 tratta da questo celebre classico. Questo lo si nota dal personaggio di Mark Darcy che viene sempre interpretato da Firth, che come sempre porta un po' di sé nei suoi personaggi.

Il personaggio di Bridget Jones è in breve tempo entrato nella cultura popolare come esempio della classica donna trentenne che non è più giovanissima ma non è ancora totalmente matura e quindi si trova in una fase di stallo, nonostante desideri sentirsi realizzata.

All'inizio del primo film Bridget è attratta dal suo capo Daniel, con cui inizia una relazione (di breve durata) purtroppo scopre ben presto che lui la tradisce e che lei è stata per lui solo una delle tante. Contemporaneamente ritrova anche Mark Darcy, un amico d'infanzia, il quale dice di essere attratto da lei così com'è e che non cambierebbe nulla di lei, nonostante Bridget sia molto insicura e si veda piena di difetti. Dopo essersi licenziata dalla rivista in cui lavorava per Daniel, Bridget ottiene un moderato successo come giornalista televisiva, pur dopo qualche figuraccia. Dopo una rissa fra Mark e Daniel, causata anche da dissapori provenienti dal passato, Bridget e Mark capiscono di essere fatti l'uno per l'altra e lui rinuncerà al trasferimento per lavoro a New York.

"Il diario di Bridget Jones" è il film per eccellenza dei trentenni degli anni '90 e in quanto tale, il film cult per la generazione dei miei genitori, che negli anni '90 avevano appunto 30 anni, che negli anni '90 si sono sposati e hanno avuto figli. Bridget Jones però è un personaggio universale pur simboleggiando questa categoria, o generazione, infatti incarna il modello di protagonista femminile di una storia d'amore estremamente goffa e piena di difetti.

Renée Zellweger è perfetta in questi panni, goffa e imbranata ma allo stesso tempo simpatica, venne scelta per questo ruolo e quindi mandata a lavorare come tirocinante presso una casa editrice inglese per calarla nella parte e abituarla all'accento inglese. Oltre a tutto questo ha anche dovuto subire un notevole aumento di peso. Per il ruolo di Daniel trovo che Hugh Grant sia ugualmente azzeccato perché, come ho già detto, mi provoca un certo fastidio per cui è facile per me vederlo nella parte dello ... *persona poco carina* ... nulla da dire su Colin Firth dato che lo stesso personaggio è realmente ispirato a lui e alla sua interpretazione di Darcy in Orgoglio e Pregiudizio.

Solo riguardando il film stamattina mi sono resa conto di quanto sia carina e accogliente la casa di Bridget, anche dall'esterno! Sinceramente non mi dispiacerebbe viverci, anche se probabilmente gli scenografi l'avevano pensata più come "casa di una single disorganizzata e fallita" ma a me è piaciuta sul serio... poi è bello anche il fatto che sia sempre rimasta quella dal 2000 al 2016 in pratica.

La colonna sonora è formata per lo più da pezzi già celebri e importanti al momento dell'uscita del film ma sono anche inclusi due brani che proprio nel 2001 debuttano come singoli e che raggiungono un successo che è durato nel tempo sicuramente fino ad oggi e cioè: "It's raining men" nella versione di Geri Halliwell e "Out of reach" di Gabrielle.

Il film riesce ad ottenere un successo tale e duraturo nel tempo tanto da farlo restare nell'immaginario comune di tutti e riscuotendo ancora successo con i sequel fino a quest'anno. Venne nominato per un premio Oscar alla migliore attrice protagonista nel 2002 e sempre quell'anno anche ai Golden Globe come miglior attrice e migliore film commedia. Ricevette anche altre nomination numerose e venne definito uno dei migliori film britannici del 2001.

FILM #2

Titolo: Che pasticcio, Bridget Jones!
Titolo originale: Bridget Jones - The Edge of Reason
Regia: Beeban Kidron
Produzione: UK, 2004
Genere: commedia romantica
Attori: Renée Zellweger, Hugh Grant, Colin Firth
Basato su: romanzo omonimo di Helen Fielding (1999)


Questo secondo film secondo me non è all'altezza del primo, sia perché troppo esagerato ma anche perché non porta a nulla. Nonostante questo è lo stesso una simpatica commedia inglese, però preferisco il 1° e il 3°.
Da un lato forse ciò è dovuto dal cambio di regista, che è diverso rispetto al primo e terzo film però c'è anche da dire che questo, a differenza del più recente, è tratto da un romanzo scritto ed ideato dall'autrice originale; in conclusione quindi non saprei spiegarmi questa cosa in modo logico e razionale, forse è solo una sensazione a pelle ma a mia discolpa dico che è condivisa.

Altro fattore sono sicuramente le divergenze fra romanzo e film (purtroppo non ho letto il libro quindi non saprei dirlo) e... *l'ho scoperto ora* la differenza fra versione europea e statunitense del film!
Ho sempre visto tutti e tre i film in italiano quindi non ho voce in capitolo riguardo a queste cose e nemmeno al criticato accento di René Zellweger.

Trama: Bridget e Mark stanno insieme da un paio i mesi e le cose vanno molto bene, figuracce di lei a parte. Oltre a questo anche la sua vita di lavorativa procede molto bene ma quando esce a festeggiare con gli amici, le viene detto da una "nemica" che una ragazza molto attraente è appena stata vista mentre entrava a casa di Mark. Daniel Cleaver si ripresenta nella vita di Bridget chiedendole un appuntamento ma lei rifiuta, contenta che la storia con il suo fidanzato vada a gonfie vele. Mark le chiede anche di passare un weekend con lei in settimana bianca. Durante questa vacanza lei penserà prima che le stia per essere fatta una proposta di matrimonio e poi penserà anche di essere incinta. Nessuna delle due cose di verifica ma, una volta tornati a casa, Bridget lascia Mark perché sospetta ancora di più che la ragazza vista con Mark sia effettivamente la sua amante.
Lasciato Mark, Bridget non si sente affatto in colpa a partire per la Thailandia per un viaggio di lavoro a cui partecipa anche Daniel. Si farà accompagnare da una sua amica ed entrambe vivranno una storia d'amore vacanziera: Bridget con Daniel (anche se ben presto si pente) e l'amica con un apparente turista che si rivela essere un trafficante di droga. Infatti una volta in aeroporto Bridget si offre di spartire la sua valigia con l'amica e i controlli di sicurezza rinvengono droga all'interno di un regalo fattole dall'ammiratore.
Bridget viene arrestata e trattenuta per varie settimane in una sporca e pericolosa prigione dove scoprirà, parlando con altre giovani prigioniere, di come le loro vite siano molto più tragiche rispetto ai dubbi che lei aveva avuto con Mark. Il suo innamorato si fa in quattro per farla uscire di prigione e quando finalmente torna in Inghilterra sana e salva, capisce il suo vero amore e anche Mark al contempo le chiede di sposarla. Nel frattempo l'amica si scusa, la fantomatica amante di Mark si rivela essere lesbica ed innamorata di Bridget stessa e infine i genitori della protagonista decidono di rinnovare le promesse di matrimonio. Non prima della mia scena preferita che è la rissa fra Mark e Daniel tra le fontane di Londra con la colonna sonora di "I believe in a thing called love" dei The Darkness.

La colonna sonora è simpatica e adatta, anche se si tratta di hit di quel periodo piuttosto diffuse.
L'attrice protagonista riceve una nomination ai Golden Globe del 2005 senza vincerlo.

FILM #3

Titolo (originale): Bridget Jones's Baby
Regia: Sharon Maguire
Produzione: UK, 2016
Genere: commedia romantica
Attori: Renée Zellweger, Colin Firth, Patrick Dempsey
Basato su: i personaggi della serie di romanzi scritti da H. Fielding


Terzo e ultimo film: sono andati a vederlo in moltissimi e tanti ne sono rimasti delusi. A me è piaciuto, l'ho trovato carino e divertente, come anche gli altri del resto! Quasi quasi mi è sembrato ancora meglio del secondo, però in generale ve lo consiglio qualora fosse ancora nelle sale.

Da un lato penso che sia dovuto al ritorno della regista iniziale ma d'altra parte è anche vero che quest'ultimo film non è tratto da un romanzo di Helen Fielding.

Sono passati diversi anni dalla fine della relazione fra Bridget e Mark Darcy, ora lei ha un lavoro gratificante, va d'accordo con le colleghe (un po' meno con i nuovi giovani capi) ma tutto sommato la vita procede per il meglio. Bridget incontra la sua vecchia fiamma al funerale dell'altra fiamma: Daniel. Durante un festival musicale Bridget conosce Ed Sheran in persona e finisce a letto con un uomo sconosciuto, un americano molto simpatico di nome Jack (Patrick Dempsey). I guai cominciano quando Bridget scopre di essere incinta e c'è il 50% di possibilità di sapere chi sia il padre, il ritorno di fiamma Mark o il nuovo e sconosciuto Jack?

Nonostante la trama sia già stata trattata da diversi film, questo non rende "Bridget Jones's Baby" un film deludente. Certo, c'è da dire che Colin Firth ha una certa esperienza ormai ad interpretare il ruolo del possibile padre ma lo fa bene, non c'è che dire. Patrick Dempsey e René Zellweger sono simpatici, non ho sentito tanto la mancanza di Hugh Grant (forse mia mamma un po' di più).

Si nota il ritorno della regista originale, si sente la geniale sceneggiatura a cui ha contribuito la meravigliosa Emma Thompson (che interpreta anche la ginecologa).

Non penso sia così importante nel corso della storia capire chi sia il padre (anche se alla fine si scopre). Ecco, se proprio devo dire una cosa che avrei preferito, forse alla fine mi sarebbe piaciuto vedere l'altro personaggio nei panni del padre, quindi... *vediamo se riesco a formulare questa frase senza fare spoiler* ...mi sarebbe piaciuto che il padre fosse stato l'altro (rispetto a quello che è) ma che lei avesse comunque sposato chi alla fine ha realmente sposato. Come dire: "ho capito chi amo veramente e perciò lo sposo, anche se non è lui il vero padre del bimbo, tanto voglio bene anche a lui". Ecco, qualcosa del genere.

Nonostante questo io vi consiglio caldamente l'intera trilogia se non l'avete ancora vista e soprattutto se siete in cerca di commedie divertenti, leggere ma ben fatte.

giovedì 13 ottobre 2016

LIBRO: Miss Peregrine's Home for Peculiar Children

Titolo: La casa per bambini speciali di Miss Peregrine
Titolo originale: Miss Peregrine's Home for Peculiar Children
Autore: Ransom Riggs
Pubblicazione: 2011
Genere: young adult, fantasy
Ambientazione: USA e Galles, attuale / 3 settembre 1940


Romanzo d'esordio dell'autore, è anche primo di una trilogia che negli ultimi anni ha letteralmente spopolato fra i giovani di tutto il mondo.
Io ho deciso di leggere il primo libro in inglese quando ormai il tormentone dovuto al suo successo era già leggermente scemato. Sono contenta di averlo recuperato in inglese e credo che ora leggerò anche gli altri due romanzi in originale, anche se non subito.

La storia è tutta costruita sulla base di una cinquantina di fotografie d'epoca piuttosto inquietanti che, collezionate dall'autore, gli hanno dato lo spunto sul quale basare i suoi personaggi e gli avvenimenti.
Ransom Riggs è infatti stato finora un collezionista ed esperto di fotografie d'epoca e i suoi unici romanzi finora pubblicati sono proprio i tre della trilogia.

Jacob Portman è un ragazzino 16enne che vive in Florida con i genitori e lavora come apprendista nella fortunata catena di famiglia di supermercati, oltre ad andare a scuola naturalmente. Durante la sua infanzia è stato molto legato alla figura del nonno e ai racconti della sua infanzia: Abraham era un bambino di origine ebrea polacca che è poi cresciuto in un orfanotrofio in un'isoletta del Galles. Egli ha sempre mostrato al nipote le fotografie dei suoi compagni di orfanotrofio ma Jacob ad un certo punto ha smesso di credere a queste storie, giudicandole troppo incredibili, e quindi per forza frutto di fantasia (anche perché il nonno stava iniziando a parlare di mostri). Un giorno Jacob viene chiamato urgentemente dal nonno mentre si trova al lavoro, ma quando giunge a casa la trova vuota, il nonno giace nel bosco vicino in fin di vita. I genitori di Jacob pensano che questa tragedia abbia causato uno stato di shock nel figlio e lo mandano dallo psicologo. Egli gli consiglierà di recarsi nell'isola del Galles dove si trova l'orfanotrofio per avere qualche risposta, ma probabilmente aveva dei secondi fini...

Nel 2014 e 2015 sono usciti rispettivamente il secondo e terzo libro della serie, seguendo l'enorme successo del primo che, anche grazie a community tipo "booktube" è stato promosso da ragazzi stranieri e italiani ed ha contribuito a renderlo un best-seller.
Ho guardato molti video-recensione e ne ho anche lette altrettante ma nonostante la grande quantità di entusiasti, ci sono anche diverse persone che l'hanno trovato noioso e ripetitivo.
Personalmente non sono un'amante del genere ma devo dire che mi ritengo piuttosto soddisfatta, forse anche perché avendo aspettato che svanisse l'ondata di entusiasmo ed essendo riuscita a non saperne troppo fino a quando ce l'avevo in mano, non avevo avuto modo di farmi aspettative esagerate.

Il romanzo mi ha preso fin da subito e l'ho terminato in pochissimo tempo. Mi è piaciuta molto l'idea della storia costruita intorno alle fotografie e mi ha ricordato un po' il musical Mamma mia! costruito attorno alle canzoni degli Abba.
Penso proprio che leggerò anche i due libri successivi in inglese perché ho trovato la lingua semplice e ve lo consiglio anche in lingua originale; non lo farò subito però perché non ne possiedo ancora le copie. Da un lato ho sentito parlare del seguito come qualcosa di intrigante ma allo stesso tempo anche di banale visto che l'atmosfera del loop temporale ormai non esiste più. Sono comunque curiosa perché il primo romanzo non ha un finale e quindi ti "costringe" a continuare; spero che non sia troppo forzata anche la continuazione con il terzo.

Credo anche che andrò a vedere il film che dovrebbe uscire a breve nelle sale cinematografiche, diretto da Tim Burton (ho un rapporto di amore-odio con lui). Ho visto il trailer appena finito il libro e devo dire che mi attira abbastanza anche se non mi convince per nulla l'idea di una Miss Peregrine così giovane e per nulla fedele a quella del libro. Mi è piaciuta abbastanza la resa scenografica e dei costumi (tipicamente alla Burton, ma ci stava come interpretazione) ma mi è dispiaciuto che la patina delle foto antiche dell'autore sia andata completamente perduta nel film (da quello che ho potuto capire dal trailer); specialmente anche la mancanza di mistero. Staremo a vedere!

Per ora non posso fare altro che consigliarvi questo primo romanzo che nel complesso ho apprezzato; se vi va potrebbe essere una buona idea leggerlo direttamente in inglese :)

sabato 8 ottobre 2016

FILM: L'albero degli zoccoli

Titolo (originale): L'albero degli zoccoli
Regia: Ermanno Olmi
Produzione: Italia, 1978
Genere: drammatico, storico
Ambientazione: Palosco, nella campagna Bergamasca - tra 1897 e 1898
Attori: Luigi Ornaghi e altri attori non professionisti, contadini della zona


Questo film del 1978 è stato ideato, scritto, diretto da Ermanno Olmi, che ne ha curato anche la fotografia e il montaggio. Ha vinto la Palma d'Oro al 31° Festival di Cannes (1978).

Originariamente girato nel 1977 in dialetto bergamasco venne poi successivamente doppiata in lingua italiana dagli stessi interpreti per la distribuzione nazionale, pur mantenendo l'accento locale.
Gli attori che interpretano i contadini sono realmente contadini di quelle zone e quindi mantengono la genuinità e l'autenticità interpretando i ruoli di quelli che sarebbero potuti essere i loro nonni alla fine dell'800.

Azzeccatissima la colonna sonora con pezzi di Bach e Mozart eseguiti in modo semplice e spoglio all'organo da Fernando Germani. Importanti nella storia sono anche le numerose canzoni popolari e di chiesa che vengono cantate dai personaggi e sempre contestualizzate nei momenti di vita dei contadini, sia nel lavoro che nel tempo libero.

Questo film fa parte della lista dei "100 film italiani da salvare" al centesimo posto che comprende 100 pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978.

I protagonisti di questa storia sono 4 famiglie che vivono e lavorano nelle cascine della campagna bergamasca sul finire dell'800. Il titolo deriva dallo zoccolo che Batistì deve costruire al figlioletto Minick (Domenico) dopo che gliene si rompe uno. Non avendo soldi deve abbattere un albero in modo da procurarsi il legno. L'albero però era proprietà del padrone e siccome scopre chi l'ha tagliato, la famiglia di Batistì (con la moglie Battistina, e i tre figli di cui uno appena nato) viene allontanata dalla cascina.
Oltre a questa vicenda principale ci sono le vite delle altre famiglie. Una vedova costretta a lavorare come lavandaia dopo la morte del marito, col figlio maggiore quattordicenne che viene assunto come garzone al mulino; nonostante tutto mostrano carità verso un mendicante. La fede è anche sempre presente infatti, quando la mucca che serviva al sostentamento della famiglia si ammala e viene considerata spacciata dal veterinario, la vedova fa bere all'animale acqua santa e subito guarisce. Della famiglia fa parte anche il padre della vedova, nonno Anselmo, un contadino saggio che in segreto aggiunge come concime ai pomodori lo sterco di gallina, in modo da poter raccoglierli un mese prima degli altri. Nonno Anselmo rappresenta anche il continuatore delle tradizioni della comunità: è sempre lui che racconta le storie ai bambini, che canta le canzoni della cultura popolare e che insegna a tutti i proverbi e le filastrocche.
Altro filo conduttore è quello rappresentato nella locandina: lo schivo corteggiamento di Stefano a Maddalena, due giovani membri della comunità che prima del loro matrimonio si sono a malapena scambiati un saluto. Subito dopo le nozze si recano a Milano per visitare la zia suora presso il cui convento adottano un bambino. Assistono in questo frangente alla "Protesta dello stomaco" scoppiata per la repressione del Generale Bava Beccaris nel maggio del 1898.
La quarta e ultima famiglia di cui si seguono le vicende è quella di Finard, formata da genitori, tre figli e il nonno. Il figlio maggiore si rifiuta di lavorare e beve troppo, questo è motivo di frequenti litigi e tensioni con il padre. Inoltre Finard un giorno trova per terra una moneta d'oro, che nasconde sotto lo zoccolo del cavallo ma non trovandolo più un giorno impazzisce e la moglie chiama la "donna del segno" che gli somministra una pozione calmante.
Ci sono poi altri personaggi esterni alle famiglie della cascina che sono ugualmente presenti: il prete don Carlo che celebra le messe in latino ma che rivolge sempre le prediche nella lingua dei contadini, dandogli consigli e rassicurazioni concrete per guidarli nelle loro vite. Poi c'è anche un commerciante di stoffe che si reca di cascina in cascina a vendere la sua mercanzia; altri sono anche il fattore, la donna del segno e naturalmente, il padrone.

Com'è stato fatto notare da critiche successive in questo film prevale la visione interna della vita famigliare, di comunità ma sempre in ottica religiosa e mai politica. Non vengono trattate perciò tematiche che erano in realtà presenti per i contadini di quell'epoca e di quelle zone cioè l'odio che incita alle lotte di classe, trattato ad esempio da "Novecento" di Bertolucci (1976) [e, aggiungo io, da "Il nastro bianco" di Michael Handke (2009)].

L'atmosfera di questo film è poetica e rende omaggio a quella che era la vita della nonna del regista. Senza dubbio è uno dei film più famosi e importanti dell'Italia anni '70 nel mondo, e oserei dire anche come documento storico di un'epoca totalmente diversa dalla nostra ma infine non così lontana.
Mentre si guarda "L'albero degli zoccoli" è difficile non pensare che la vita come la vediamo era quella dei nostri bisnonni bambini e dei loro genitori, anche se magari in un'altra zona e con un accento diverso.

A colori, dura 197 minuti (venne infatti originalmente trasmesso in tv in tre puntate).

Secondo la mia personale opinione è un film che può essere visto in quanto documento di un'epoca storica che si concentra sulle usanze della gente comune oppure in chiave più "personale" come detto sopra, guardando i volti degli interpreti e sovrapponendoci quelli dei nostri avi ricordati in modo un po' indefinito da qualche vecchia fotografia ingiallita.

giovedì 6 ottobre 2016

FILM: One day

Anche questo film appartiene alla stessa "categoria" dei due film citati nel post precedente ma siccome avevo più cose da dire ho deciso di tenerlo per un post separato. Con "stessa categoria" intendo che anche questo è un film che ho visto con le mie coinquiline e che probabilmente da sola non avrei mai guardato. La differenza è però che questo lo conoscevo già; non avevo idea di cosa trattasse ma quando era uscito nei cinema se ne parlava in modo ossessivo quindi me lo ricordavo come tormentone di quel periodo.

Titolo (originale): One day
Regia: Lone Scherfig
Produzione: UK/USA, 2011
Genere: drammatico, sentimentale
Ambientazione: Regno Unito, dal 1988 al 2011
Attori: Anne Hathaway, Jim Sturgess


Film tratto dal romanzo omonimo "Un giorno" di David Nicholls del 2009 (l'autore ha curato anche la sceneggiatura). Non ho mai letto il libro.

Probabilmente riconoscerete la locandina del film perché è un'immagine che ha avuto molto successo anche come fotografia separata dal film in sé. In effetti è una bella immagine e ammetto che quando l'ho vista all'uscita del film avrò avuto 16 anni circa e volevo essere io la ragazza ritratta anche perché era il periodo in cui avevo visto "Across the universe" e mi ero innamorata di Jim Sturgess, anche se è durata poco come cosa :,) Poi aggiungo anche che Anne Hathaway di solito è "ok" come attrice ma non mi ha mai finora colpito in modo particolare nei film che ho visto.

Lo scopo del film è mostrare la situazione dei due protagonisti, Emma e Dexter, nel corso degli anni ma sempre con riferimento alla giornata del 15 luglio ovvero il giorno in cui si sono conosciuti.
Il primo giorno è appunto il 15 luglio 1988 quando i due giovani si conoscono il giorno della loro laurea a Edimburgo, passano la notte assieme ma fra loro non succede niente e quindi le loro strade si separano. Un anno dopo infatti lei è a Londra con l'aspirazione di diventare scrittrice e lui invece sta per partire per l'India. La vita non prosegue però con successo perché durante gli anni '90 Emma lavorerà come cameriera e inizierà una relazione col collega Ian, aspirante comico. Dexter invece viaggia molto e ha diverse relazioni, quando torna a casa però la madre è malata e chiede al figlio di riallacciare i rapporti con Emma. La ragazza è come bloccata dal suo lavoro al locale e ormai sta per prendere il posto di direttrice, Dexter la incita a provare ancora la carriera dei suoi sogni e così decidono di trascorrere una breve vacanza in Francia per staccare con la vita monotona. Col passare degli anni Emma avvia una carriera come insegnante mentre Dexter diventa famoso come conduttore televisivo ma nella "tv spazzatura" (i genitori non stimano il figlio per questa carriera perché gli ha causato anche problemi di alcol e droghe). Nel 1966 Emma vive con Ian ma non sono innamorati e quando lei va a cena col suo vecchio amico Dexter, rimane molto delusa da lui e gli dice addio definitivamente. All'inizio degli anni 2000 Emma e Ian si sono lasciati; Dexter invece si sposa con Sylvie, da cui aspetta una figlia, Jasmine. Dexter sembra aver risolto i suoi problemi di dipendenze ed è diventato un buon marito e un bravo padre, purtroppo però scopre proprio ora che la moglie lo tradisce con il suo nuovo capo. Nel 2003 siamo a Parigi: Dexter ha divorziato da Sylvie e va a trovare Emma che ha lasciato il lavoro di insegnante e ha pubblicato il suo primo libro, in quest'occasione i due si mettono finalmente insieme.
Nel 2004 si sposano, non possono purtroppo avere figli ma hanno sempre la piccola Jasmine di cui prendersi cura di tanto in tanto. Il 15 luglio 2006 Emma sta pedalando per la città quando viene all'improvviso travolta da un camion e muore. Un anno dopo Dexter è di nuovo in preda alla depressione, i suoi problemi di dipendenze sono tornati e provocherà anche uno shock nella figlia, che lo troverà svenuto e sanguinante in casa dopo una rissa. Condivide la tristezza e la solitudine anche col padre, perché la madre è morta causa cancro.

Il film è ambientato e girato fra Edimburgo, Londra e la Francia.

Le canzoni scelte per la colonna sonora sono sicuramente belle in sé ma non danno un senso di unità e non rappresentano neanche trovate particolarmente originali... sarebbe stato magari carino seguire l'evoluzione della musica anche col tempo oppure sarebbe stato ancora meglio avere una colonna sonora originale appositamente composta per il film.

Purtroppo devo dire che concordo con il giudizio negativo di Rotten Tomatoes (l'hanno giudicato al 36% di giudizi positivi, quindi prevalgono le critiche negative). Dicono che "questo film manca di spessore, emozioni e di tutte quelle caratteristiche che avevano reso il romanzo un bestseller".
L'accento statunitense di Anne Hathaway è stato criticato perché in questo film lei doveva interpretare un personaggio britannico, io aggiungo che non è l'unica volta dove le succede questo e devo dire che trovo tutto ciò un po' fastidioso visto che non mancano brave attrici britanniche che sarebbero state altrettanto adatte al ruolo.
Ad ogni modo concordo con chi ha definito questo film deludente e non mi riferisco solo alla morte della protagonista che ho trovato banale, quel classico "modo per far finire il film" quando non si sa che fine dare, anche se capisco che potrebbe essere un modo per dire "vivi la vita come se ogni giorno fosse l'ultimo" ma dopo 2 ore di film in cui tutto va male, in cui i due protagonisti sembrano anche loro apatici e bloccati nella loro relazione l'uno con l'altro. L'ho trovato un po' freddo e inconsistente e devo dire che mi ha proprio deluso, menomale che non avevo aspettative troppo alte.

martedì 4 ottobre 2016

Streghe / Charmed (stagione 2)

Dopo un mese esatto torno anche con la seconda stagione di questa serie tv che ha caratterizzato la mia infanzia/pre-adolescenza.

Titolo della serie: Streghe
Titolo originale: Charmed
Periodo di trasmissione della II stagione: 1999-2000 (USA) e 2000-2001 (Italia)
Genere: Fantasy
Ideatrice: Constance M. Burges
Attori: Shannen Doherty (Prue), Holly Marie Combs (Piper), Alyssa Milano (Phoebe), Brian Krause (Leo Wyatt), Greg Vaughan (Dan Gordon)


Le sorelle Halliwell sono streghe da un anno e hanno nella maggior parte dei casi imparato a gestire i loro poteri. Proprio in questo frangente di tranquillità spunta Abraxas, un demone che ruba il Libro delle Ombre e annulla gli incantesimi precedenti riportando in vita demoni già sconfitti dalle sorelle.
Questo avvenimento fa quasi perdere i poteri alle ragazze e Prue sta quasi per cedere a perderli perché soffre ancora molto per la morte di Andy e non vuole causare altre morti e altro dolore.
Le due minori però la convincono a restare strega perché il bene della comunità deve venire prima dei loro bisogni personali.
La situazione sentimentale di Piper è alquanto complicata: ama ancora Leo ma siccome desidera allo stesso tempo una vita normale, inizia una relazione con il nuovo e affascinante vicino di casa Dan. Alla fine però Piper riuscirà a far prevalere i suoi veri sentimenti e questo accade quando la ragazza si trova in pericolo di vita e risvegliandosi pronuncia il nome di Leo e non di Dan. Leo le salverà la vita pur non potendo in realtà farlo perché è un angelo bianco, infatti perde i suoi poteri per amore.
Inizia un complicato triangolo amoroso fra Piper, Leo e Dan anche se poco dopo Leo dovrà riassumere i suoi poteri di Angelo Bianco e la relazione sentimentale sfiora l'impossibile.
Prue nel frattempo ottiene il nuovo potere della proiezione astrale e Phoebe ricomincia l'Università. Viaggiano più volte nel passato e nel futuro e le vicende si fanno senza dubbio più complesse rispetto alla stagione precedente. La serie si conclude con la Piper che accompagna Leo nel suo mondo degli angeli bianchi e apprestandosi così a passare la sua vita con lui.

La seconda stagione conta 22 episodi.

In questa stagione cambia anche la situazione lavorativa delle sorelle perché Prue lascia la casa d'aste Buckland e diventa una fotografa professionista; Phoebe riprende l'università mentre Piper apre finalmente il suo locale in proprio: il P3.
Al P3 si esibiscono molte band famose e realmente esistenti e di successo verso la fine degli anni '90, quando la serie è stata girata: Dishwalla, The Cranberries, Goo Goo Dolls.

La ragazza che avrà un futuro da "angelo bianco" e che farà tornare Leo tale, proprio per salvarla, è interpretata da Amy Adams!

lunedì 3 ottobre 2016

2 FILM: Cattivi vicini + Un amore di testimone

So che sono 2 film che non hanno nulla in comune ma siccome volevo parlarvene pur non avendo molto da dire di ognuno ho pensato di metterli assieme in un post. Sono entrambi film che non avrei mai visto da sola probabilmente, quindi già in partenza non sapevo proprio cosa aspettarmi dato che non li conoscevo.

FILM #1

Titolo: Cattivi vicini
Titolo originale: Neighbors
Regia: Nicholas Stoller
Produzione: USA, 2014
Genere: commedia (demenziale e trasse, aggiungo io ;))
Ambientazione: USA, contemporanea
Attori: Seth Rogen, Zac Efron, Rose Byrne, Dave Franco, Ike Barinholtz


Il regista Nicholas Stoller è anglo-americano ed ha diretto diversi film (anche noti, ma che io non avevo mai visto) e ha scritto la sceneggiatura di numerosi altri. Non vorrei giudicarli senza vederli ma a me sembrano tutti dello stesso genere "commedia demenziale". Con questo termine non intendo dire la vera commedia demenziale che si autodefinisce così ma quel tipo di tipiche commedie americane che sono un po' demenziali e che non hanno un vero senso nella loro trama, quei film che io forse un po' snobbandoli mi pento di aver visto perché mi sembra di aver sprecato due ore della mia vita. Quei film che anche se non mi sono piaciuti, non hanno un singolo elemento che salverei. Forse in questo caso salverei Dave Franco perché è carino e mi sta simpatico, ma nulla più. E il suo personaggio è odioso, anche se non ai livelli di Zac Efron.

La giovane coppia che vedete sulla locandina ha una figlia appena nata e vive in una villetta in una quartiere tranquillo. Sono già abbastanza scocciati dalla nuova vita da genitori a cui si devono adattare, ma la loro vita diventa definitivamente un inferno quando nella casa vicino alla loro si trasferisce una confraternita universitaria. Siccome le loro feste disturbano e rendono impossibile la loro vita, i due coniugi tentano di chiamare la polizia, ma i ragazzi ormai esperti sanno come sfuggirle. Durante una serata di festa i due coniugi ci partecipano e in futuro i ragazzi approfitteranno dei due "vecchi" per vendicarsi delle chiamate alla polizia.
Da qua in poi tutto il film va avanti solo con i dispetti che la confraternita fa alla coppia e viceversa, vendette, feste, casino, cattiva recitazione e poco altro.
La fine? Zac Efron viene espulso dall'università e lavora come modello Abercrombie.

Colonna sonora prevedibile e commerciale, attori che non sanno recitare, personaggi e sceneggiatura: inutili, Zac Efron, regia assente. Naturalmente tutto ciò è solo la mia opinione.
Nel 2016 è uscito anche il seguito, che io non vedrò mai ovviamente ma che ha nel cast anche Cloë Grace Moretz (seriamente, non ho capito che piega sta prendendo la sua carriera cinematografica iniziata apparentemente bene; a me piaceva come attrice).

FILM #2

Titolo: Un amore di testimone
Titolo originale: Made of Honor
Regia: Paul Weiland
Produzione: UK, 2008
Genere: commedia romantica
Ambientazione: New York e Scozia
Attori: Patrick Dempsey, Michelle Monaghan, Kevin McKidd


I due protagonisti che vedete sono migliori amici di lunga data: lui tipico playboy con ogni giorno una ragazza diversa, lei cerca invece un amore che sia per sempre. Solo quando lei deve passare un paio di settimane in Scozia per lavoro lui capisce che sente la sua mancanza e che la ama. Appena torna dalla Scozia hanno un appuntamento, ma lei ha un fidanzato scozzese con cui sta per sposarsi. La storia da qui in poi si concentra sul ruolo di Patrick Dempsey come damigella d'onore.

Il film non è da buttare, è una tipica commedia romantica inglese in pieno stile Bridget Jones.
Consigliato a chi piace il genere ma va anche benissimo da vedere quando ci si annoia, quando si stanno sistemando le tasse (per far tornare il buon umore), mentre si stirano i vestiti.
Gli attori non sono il massimo ma non sono insopportabili (alcuni sono bravi però, sia i protagonisti che il mitico Sydney Pollack, nella sua ultima apparizione come attore).
Se Hugh Grant avesse recitato come protagonista avrei trovato il film fastidioso probabilmente ma se lo teniamo come titolo di riserva da vedere mentre ti abbuffi di biscotti durante il ciclo ci sta! Non è una critica, lo considero un film utile almeno, con un suo perché, non inutile come quello sopra citato. Perfetto anche da vedere durante un pigiama party. Insomma, può avere molti utilizzi :)