venerdì 2 giugno 2017

FILM: Perfetti sconosciuti

Titolo (originale): Perfetti Sconosciuti
Regia: Paolo Genovese
Produzione: Italia, 2016
Genere: commedia, drammatico
Cast: Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Edoardo Leo, Marco Giallini, Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Kasia Smutniak


"Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta."

La tag-line è sincera, su questo non c'è dubbio, chiunque la legga lo sa. In Perfetti sconosciuti questo tema esistenziale viene letto in chiave: "telefoni cellulari che sono la scatola nera delle nostre vite".
Eva e Rocco (Smutniak e Giallini) sono una coppia sposata da molti anni che una sera invitano a cena un gruppo di amici di lunga data: la coppia di neo sposi Cosimo e Bianca (Leo e Rohrwacher), la coppia sposata da più tempo composta la Lele e Carlotta (Mastandrea e Foglietta) e l'amico single divorziato Peppe (Giuseppe Battiston). Tutto il film ha luogo tra le pareti della sala da pranzo della coppia ospitante che, prima dell'arrivo degli amici, aveva litigato trovandosi in disaccordo sul comportamento della figlia diciassettenne. Man mano che arrivano gli ospiti e che impariamo a conoscerli, seppur superficialmente all'inizio, capiamo che ogni coppia ha qualche problema, chi più chi meno.
Eva propone un gioco per animare la serata: tutti devono appoggiare il proprio cellulare al centro del tavolo e tutte le chiamate e messaggi saranno ascoltati da tutti, non esistono più segreti.
Naturalmente tutti accettano, anche se con qualche tentennamento, perché rifiutare vorrebbe automaticamente dire che si sta nascondendo qualcosa. Potrete immaginare cosa salterà fuori nel corso della cena o forse non lo immaginate neanche. O meglio, anche se lo immaginate vedrete che non sarà come pensate...

Girato nell'autunno 2015 ed uscito al cinema nei primi mesi del 2016, ha riscosso un grandissimo successo di pubblico, anche internazionale (tanto che ne sono stati chiesti i diritti per dei remake stranieri). Ha sbancato anche al botteghino, diventando uno dei film più visti della stagione 2015-16. Ma soprattutto è stato apprezzatissimo dalla critica (e io concordo in pieno) per la sceneggiatura e regia molto misurate e costruite sapientemente e la recitazione di qualità da parte di ogni interprete.

Ho apprezzato particolarmente una scena prima della sequenza conclusiva, dove veniva mostrato un chiaro riferimento ad una scena del film Inception (Nolan, 2010). Non posso spiegare perché per non rovinare la sorpresa a qualcuno ma posso solo dire che è la ciliegina su una torta davvero ben riuscita.

Perfetti sconosciuti si è aggiudicato 2 David di Donatello (miglior film e sceneggiatura), 3 Nastri d'argento (migliore commedia, miglior canzone, cast) più diversi altri riconoscimenti.

lunedì 15 maggio 2017

Streghe / Charmed (stagione 3)

So che è passato un bel po' di tempo da quando vi avevo parlato delle prime due stagioni di Streghe ma finalmente sono tornata per parlarvi della terza, a.k.a. l'ultima "vera" stagione originale, se sapete cosa voglio dire.

Titolo della serie: Streghe
Titolo originale: Charmed
Periodo di trasmissione: 2000-2001 (USA) e 2001-2002 (Italia) riferito alla stag. 3
Genere: Fantasy
Ideato da: Constance M. Burges
Attori: Shannen Doherty (Prue), Holly Marie Combs (Piper), Alyssa Milano (Phoebe), Brian Krause (Leo Wyatt), Julian McMahon (Cole Turner)


Anche per la terza stagione gli episodi sono 22.

Durante l'assenza di Piper e Leo le due sorelle rimaste sono in difficoltà e, a seguito di un attacco di demoni, finiscono anche in tribunale. Qui Phoebe fa conoscenza del procuratore Cole Turner, che altri non è che la forma umana del pericoloso demone Belthazor. Il problema è che Phoebe si innamora di Cole ancora prima di scoprire la sua vera identità, ma la storia continua anche quando la natura di Belthazor si rivela. Naturalmente Prue (e poi anche Piper quando torna) vogliono ostacolare la relazione e possibilmente eliminare anche questo demone. Phoebe naturalmente è sconvolta dopo aver scoperto di stare con un demone ma decide di fidarsi e finge di averlo eliminato, facendolo credere anche alle sorelle.
In questa stagione poi finalmente Leo e Piper si sposano, dopo mille peripezie e dopo aver ottenuto il permesso anche dagli anziani.
Cole decide di fingere di far parte ancora del male per poter passare informazioni alle sorelle ma naturalmente il suo doppio gioco viene scoperto e Cole viene riportato dalla parte del male. A causa di ciò Phoebe diventa una Banshee ma per fortuna Cole la salva, dimostrando di essere ancora buono in fondo.
L'ultimo episodio della terza stagione è probabilmente l'episodio più importante dell'intera serie: inizialmente va tutto bene, un demone colpisce Prue e Piper ma fortunatamente Phoebe fa a tempo a chiamare Leo per poterle guarire. Il problema è che mentre Phoebe è negli inferi da Cole, le altre due sorelle vengono scoperte da alcuni giornalisti che assediano la loro casa per vedere le streghe.
Una manifestante spara a Piper, che muore. L'unico modo per riportare in vita Piper ed evitare che tutti conoscano il segreto è tornare indietro nel tempo, il problema è che dovranno scendere a patti con un demone per farlo.
Phoebe si sacrifica rimanendo negli inferi ma chiede a Tempus di lasciare che Cole avvisi Piper e Prue del pericolo in modo che Leo possa soccorrerle come era veramente successo.
Putroppo Tempus ha intenzione di uccidere Phoebe e di far riavviare il tempo senza che nessuno avvisi Piper (ferita gravemente) e Prue, che purtroppo non sopravvive all'attacco.

Anche nella terza stagione le sorelle ottengono nuovi poteri: Prue mantiene i suoi poteri di spostare gli oggetti e la proiezione astrale; Piper oltre a bloccare il tempo ora può anche far esplodere le cose; Phoebe in aggiunta alle premonizioni ha imparato anche a volare.

sabato 6 maggio 2017

FILM: Sing Street

Titolo (originale): Sing Street
Regia e sceneggiatura: John Carney
Produzione: Irlanda, 2016
Genere: drammatico, musicale
Ambientazione: Dublino, anni '80
Cast: Ferdia Walsh-Peelo, Mark McKenna, Jack Reynor, Lucy Boynton, Maria Doyle Kennedy


Anni '80, Dublino. Conor ha 14 anni quando i genitori comunicano ai figli di avere problemi economici, per far fronte alle difficoltà dovranno trasferire il figlio in una scuola meno costosa, puntando tutto sull'istruzione dell'unica figlia femmina che si sta laureando in architettura. Conor poi ha anche un fratello maggiore, nullafacente, che gli impartisce lezioni di vita e lo porta ad essere tutto ciò che lui non è stato.
La nuova scuola è un istituto cattolico dove Conor farà presto i conti con il bullismo da parte di compagni e degli stessi professori. Per fortuna non tutti i mali vengono per nuocere, ben presto conoscerà degli amici che formeranno poi una band, per fare colpo su Raphina, 16enne orfana che abita in un istituto femminile di fronte alla scuola cattolica maschile.

Presentato al Sundance Film Festival già nel gennaio 2016, venne distribuito in Irlanda e UK a marzo. In Italia viene presentato alla Festa del Cinema di Roma per poi uscire al cinema il 9 novembre 2016.
La distribuzione è stata però piuttosto limitata, io per esempio ero stata molto incuriosita dal trailer ma non ho fatto in tempo a vedere Sing Street al cinema per il brevissimo periodo di programmazione in una sola sala della mia città.
Ho avuto modo di recuperarlo per conto mio a gennaio 2017 e da inizio anno l'ho riguardato più volte, ormai posso dire di essere certa che sarà uno dei miei film preferiti dell'anno.

Senza dubbio si tratta di uno dei film indipendenti del 2016 che è spiccato di più, tanto da essere nominato come miglior film musicale agli scorsi Golden Globe, pur non vincendo. Nonostante questo è stato un bellissimo traguardo per questa produzione tutta irlandese con un cast eccezionale, del quale mi sono innamorata all'unisono.

Attraverso le singole vicende dei personaggi o anche alle tematiche che pervadono tutta la storia (cattolicesimo decadente, disoccupazione, matrimonio/divorzio...), l'affresco generale di Dublino anni '80 ne risulta ben distinto. La colonna sonora varia di pari passo con le mode in fatto di abiti e di pettinature; Conor viene istruito dal fratello sulle diverse correnti e generi musicali del periodo a cui ispirarsi per comporre musica, per cui il suo stile si trasforma spesso, in cerca di una nuova identità.

Menzione super-speciale va alla colonna sonora, in particolare ai brani originali composti per essere eseguiti dalla band di Conor, Eamon & co.

Sono sicura che questo sarà uno dei migliori film che vedrò quest'anno, posso dirlo con sicurezza siccome da quando l'ho scoperto l'ho già visto più volte e ho ascoltato la colonna sonora in loop.
Non potete perdervelo, non esiste persona che l'abbia disprezzato!

LIBRO + FILM: Il Cerchio / The Circle

Titolo: Il cerchio
Titolo originale: The circle
Autore: Dave Eggers
Pubblicazione: 2013 (Italia 2014)


Sentivo parlare di questo libro fin dalla sua uscita italiana nel 2014, e soprattutto quando per il Natale di quell'anno era stato regalato a mio papà, l'ho voluto leggere (prima o poi). Inizialmente avevo rimandato perché lo stava leggendo lui ma ho finito per accantonarlo e quasi dimenticarmene fino al mese di Aprile 2017 (quando finalmente l'ho letto, giusto in tempo per l'uscita del film). In realtà c'è stato un "evento" che ha piuttosto influito nel ritardo di questa lettura - non trascurabile - e cioè che nel 2015 ho letto il mio primo libro, e finora unico, di Dave Eggers e non mi era piaciuto. Si trattava di L'opera struggente di un formidabile genio del 2000, primo romanzo di questo autore che avevo trovato pretenzioso e autoreferenziale in modo fastidioso, proprio anche quando questi due tratti erano voluti, in un romanzo appositamente provocatorio. Tutto questo mi aveva ormai fatto passare la voglia di leggere Il cerchio ma ormai è passato ben più di un anno e ho deciso che dovevo andare avanti, perché se volevo leggerlo l'avrei dovuto fare prima di vedere il film.

Il libro non è diviso in capitoli ma solo in paragrafi e quindi la lettura scorre molto veloce, anche grazie all'aspetto snello e fresco dell'edizione molto curata (Mondadori) e con un design di copertina davvero accattivante.

Si tratta dell'ormai decimo lavoro di nonfiction pubblicato dall'autore statunitense.
La protagonista, una giovane impiegata di nome Mae Holland, è alquanto delusa dal suo noioso lavoro quando viene contattata dall'amica Annie Allerton per un posto di lavoro nel fantomatico "Cerchio". Si tratta di un'azienda all'avanguardia per la quale chiunque sogna di lavorare e incredibilmente Mae ne entra a far parte in un batter d'occhio, grazie all'importante posizione della sua amica.
Molte pagine vengono spese per descrivere quello che è l'iniziale lavoro di Mae al Cerchio e quali sono i suoi doveri anche in campo social e nel tempo libero (sì, avete letto bene, ci sono anche dei doveri nel tempo libero). Questa parte iniziale potrebbe risultare un po' lenta e sovrabbondante ma tutto sommato lo stile che Eggers adotta per raccontarcelo contribuisce a far crescere nel lettore un certo senso di oppressione, che ha una ragion d'essere.
Conosciamo man mano i diversi colleghi di lavoro, tra cui anche Francis e Kalden, i due interessi sentimentali della protagonista - il primo un po' ambiguo e il secondo decisamente misterioso.
Parallelamente a tutte le importanti e invadenti invenzioni nate nel Cerchio e alle quali Mae e i suoi colleghi contribuiranno, si snodano anche vicende della vita personale della protagonista, come il rapporto con i genitori e con il suo ex Mercer. Anche i rapporti con queste persone però ben presto finiranno per entrare a far parte della vita tecnologica e perennemente online dei dipendenti del Cerchio e di migliaia di persone sparse per il globo.

Ho voluto lasciare sul vago la descrizione generale della trama per potermi ora addentrare in ciò che può essere considerato spoiler (siete avvisati)!

Dopo una prima parte descrittiva e lenta, anche se ben scritta e piuttosto "pulita", Dave Eggers ci porta nel turbinio delle vicende interne al Cerchio: dall'episodio con il kayak che porta alla trasparenza di Mae, al mistero di Kalden, l'incidente con i genitori e il conseguente oscuramento delle loro telecamere, la morte di Mercer, la crisi e il crollo di Annie. Sono tutti episodi ben progettati e calibrati in modo giusto che vengono inseriti al tempo giusto e hanno tutti un loro scopo preciso. Quando sono arrivata a questo punto del romanzo ero soddisfatta da quello che stavo leggendo però ero anche un po' preoccupata perché vedevo che la terza e ultima parte del libro contava ormai ben poche pagine. Se c'è una cosa che odio e che ultimamente mi è successa più di qualche volta, è quando una storia lunga si risolve in un paio di pagine con una conclusione che sembra "molto rumore per nulla". Temevo che sarebbe stato così anche in questo caso, e in parte avevo ragione. In parte perché quando verso la fine c'è stato il gran colpo di scena dove scopriamo che Kalden è proprio il misterioso terzo uomo dei "Tre saggi" (fondatori del Cerchio) rimaniamo un attimo spiazzati e tutto assume un senso, la mente da cui tutto era partito vuole fermare un destino sbagliato prima che sia troppo tardi e voleva servirsi di Mae (perché con SeeChange ed eventi recenti, aveva parecchia visibilità). Fin qui tutto bene. Ci sta anche il finale con Mae che decide di fingersi d'accordo con Kalden/Ty per poi in realtà proseguire in quello che ormai è un lavaggio di cervello per lei. Sono d'accordo e ho anche apprezzato che non sia stato scelto un lieto fine, ho trovato veramente d'effetto la scelta di chiudere tutto con il pensiero di Mae sul diritto di conoscere cosa sta pensando l'amica in coma. Fa riflettere ed è perfettamente funzionale a quello che (sono sicura, questa volta) era l'intento di Eggers con quest'opera. L'unica parte che mi lascia perplessa è il ruolo di Ty, e anche di Francis, in tutto questo. Credo che Francis poteva essere direttamente tagliato via in toto perché perfettamente inutile e che l'autore già che c'era poteva anche trovare un destino un po' più degno per Ty. Non è molto credibile che dopo tutto questo polverone egli viene semplicemente relegato in un angolino e continui ad andare avanti come se nulla fosse.

Molti lo hanno definito un semplice romanzo di genere, che calca la falsa riga di grandi distopici del passato come Brave New World e 1984. Altri l'hanno criticato per aver portato avanti una demonizzazione di colossi come Google (ad esempio, dal quale trae grande ispirazione) senza però fornire prove realistiche.

Il mio giudizio finale sul libro è quindi positivo, pur non essendo entusiasta. Credo che sia un'opera interessante e ben strutturata, anche lo stile di scrittura e la costruzione della trama mi hanno soddisfatta (fatta eccezione per qualcosa nel finale, come detto sopra). Poteva quindi essere migliore con poco ma nel complesso la consiglierei, anche se non lo ritengo uno dei libri più importanti degli ultimi anni e probabilmente chiunque può benissimo continuare a vivere anche senza averla letta. Non nego che offra interessanti spunti di riflessione, anche se non è unico nel suo genere, le tematiche sono trattate e ritrattate, seppur allarmanti e con una dose di possibile realtà.



Titolo (originale): The Circle
Regia: James Ponsoldt
Produzione: USA, 2017
110 min. colore, sonoro
Genere: drammatico, thriller, distopico
Cast: Emma Watson, Tom Hanks, John Boyega, Karen Gillan, Ellar Coltrane, Bill Paxton


Poco più di una settimana dopo aver terminato la lettura del romanzo, sono andata al cinema a vedere il film omonimo appena uscito. L'attesa era iniziata già da quando era stato annunciato, alla fine del 2015 (riprese iniziate nel 2015!) era da un bel po' che si faceva attendere.

Partiamo dalle mie aspettative, cosa forse sbagliata, ma devo dire che stranamente non ne avevo. Sicuramente ero molto curiosa però dopo aver visto il trailer non sapevo cosa aspettarmi, anche se dai nomi del cast ero stata rassicurata.

La prima parte del film (quella più o meno corrispondente alla prima sezione del romanzo) è scorsa via veloce, ma già iniziavo ad avere le mie perplessità. Innanzitutto non ho ancora capito perché non abbiano mantenuto il mistero di Kalden invece che svelarlo alla fine con il colpo di scena che nel libro faceva molto effetto. Pensando che magari gli sceneggiatori (lo stesso regista e lo stesso Eggers) avevano i loro buoni motivi ho cercato di non restarne troppo delusa, e mi ha consolato anche il fatto che avessero eliminato del tutto Francis, il personaggio più inutile della storia. A lasciarmi più perplessa però non è stata una di queste scelte riguardo ai personaggi, bensì la sensazione che il pubblico ha avuto fin da subito che il Cerchio era un autentico incubo. Il libro funzionava perché Eggers faceva sembrare tutto fantastico, ideale ed utopico nelle prime pagine e solo in un secondo momento - e gradualmente - nella mente del lettore cominciavano a destarsi i primi sospetti.
Il personaggio di Kalden e il mistero che portava erano essenziali per far sì che si realizzasse questo crescendo e per instaurare nello spettatore il dubbio: "Forse non è tutto oro quello che luccica, e forse questo misterioso collega non è altro che una spia? o sarà invece un sovvertitore dall'interno?"
Già mezza delusa dalla falsa partenza del film, mi sono consolata con la parte centrale che corrispondeva abbastanza al romanzo, fatta eccezione per qualche omissione, ma nulla di grave.
Annie e il suo esaurimento (senza essere portato alle estreme conseguenze), l'incidente con la canoa e quindi la scelta di Mae di diventare trasparente, le questioni con i genitori e la morte di Mercer, il rapporto con i fondatori e la netta superiorità di Eamon Bailey.
I fondatori vengono presentati sempre con un'aura di cattiveria - cosa che non avevo percepito nel libro - che ho trovato sbagliata ai fini del messaggio: in fondo loro credono veramente nel progetto del Cerchio, come anche Mae, non lo fanno per diventare i padroni del mondo, o meglio, lo diventano ma indirettamente. Credono fin troppo in queste loro idee pericolose ma la pericolosità secondo me stava proprio nel fatto che i suoi sostenitori credano che sia positiva, che faccia del bene. Nel film invece i fondatori apparivano fin da subito come gli antagonisti della situazione.

Alla fin fine anche Mae non ha una vera evoluzione come nel romanzo, resta sempre un personaggio poco approfondito - cosa che era anche nel libro, e credo intenzionalmente - ma è stato usato male. Dave Eggers aveva definito un percorso preciso per Mae all'interno della storia ma anche per questo aspetto l'adattamento cinematografico è un susseguirsi di occasioni sprecate e bruciate. Avrebbe tranquillamente potuto essere meglio del libro ma fin dall'inizio era chiaro che non lo sarebbe stato.
Posso dire con certezza che questo techno-thriller è stato molto fumo e niente arrosto e mi sembra molto strano che uno dei due sceneggiatori fosse proprio l'autore del soggetto, ha decisamente sprecato un'occasione per migliorare il suo lavoro.
L'altro sceneggiatore è il regista stesso, questo mi fa pensare che nemmeno lui abbia avuto un'idea precisa di partenza, sembra che si sia deciso tutto in corso d'opera e non ha molto senso quando scrivi a quattro mani con l'autore del soggetto! Non riesco a capire cosa possa essere andato storto e sto ancora cercando sul web interviste che spieghino qualche falla nel sistema, forse c'è stato un problema di cui non sono a conoscenza.

Parliamo infine della conclusione. Nel romanzo la frase finale con Mae convinta che il mondo abbia il diritto di sapere cosa succede nella testa di Annie in coma, non solo era d'effetto ma era la chiusura giusta ai fini del messaggio che si voleva dare. Sapevo che non sarebbe stato così anche nel film perché Annie non era in coma e Kalden era stato svelato fin dall'inizio. Avevo sperato quindi che, essendosi bruciati due occasioni fantastiche, avessero fatto ricorso a qualche altro finale ad effetto, e invece niente. Mae sembra per un attimo vendicarsi mettendo le telecamere SeeChange ai fondatori ma poi capiamo che in fondo l'ha fatto solo per totale fiducia nel progetto. Va bene, tutto sommato era questo anche il succo del finale nel romanzo, ma la forza è 10 volte inferiore.
Un valanga di occasioni sprecate, anche nella scena di Mae che esce dalla porta e viene invasa dalla luce, dopo che tutta la sala era piombata nel buio (scelta sbagliata a mio avviso quella battuta "siamo fottuti"... ma come? non erano loro che credevano veramente nel progetto?) e il pubblico faceva luce con gli schermi dei telefoni.

Giudizio finale: meglio il libro a questo punto, anche se il film sarebbe potuta essere un'occasione di facile miglioramento. Queste occasioni se l'è bruciate tutte fin dall'inizio e quando pensi che si sia risollevato, cade di nuovo. Il problema è che non ci sono vere e proprie scelte sbagliate nell'adattamento ma sembra quasi che non ci siano del tutto. E' un lavoro irrisolto, incompleto, tutto rimane solo in superficie dall'inizio alla fine e anche l'ultima scena è l'apoteosi dell'insipido.

Stilisticamente non era neanche male: molto pulito a partire dal montaggio, passando per la fotografia, arrivando ai movimenti di macchina (anche se qualche movimento della testa di Emma Watson durante gli over-the-shoulder mi iniziava a dare sui nervi).
La scenografia, i costumi e il trucco-parrucco (per questi ultimi mi riferisco soprattutto alla protagonista) erano veramente molto curati nella loro essenzialità. Il problema è che forse proprio perché essenziali e asettici, attiravano tutta l'attenzione sulla mancanza di fatti concreti.
Menzione anche alla colonna sonora di Danny Elfman e al design dei titoli di coda che ho apprezzato e trovato molto eleganti.
Non penso che la colpa risieda nel cast che è stato scelto piuttosto bene. Karen Gillan interpreta Annie Allerton, Ellar Coltrane nei panni di Mercer, Patton Oswald è il fondatore Stenton. Anche per i genitori di Mae ho trovato molto adatti Glenne Headly e il defunto Bill Paxton. John Boyega è sprecato per la parte di Ty, ma probabilmente perché anche il suo personaggio è sprecato.
Veniamo infine ai due super protagonisti: Emma Watson e Tom Hanks, perché mi viene da pensare che se non fosse stato per loro - e per chi come me ha letto il libro prima - il pubblico sarebbe stato dimezzato.

Nonostante tutto, sono d'accordo anche con chi l'ha definito "una critica mainstream dei social media" parole testuali di John DeFore del The Hollywood Reporter. Non posso dire di ricordarlo come nulla di più.

venerdì 14 aprile 2017

FILM: Freaks

Titolo (originale): Freaks
Produzione: USA, 1932
Regia: Tod Browning
b/n, sonoro, 64 min.
Cast: Wallace Ford, Leila Hyams, Olga Baclanova, Harry Earles, Schlitzie, Koo Koo


Cult indiscusso e sempre incluso nelle liste di "film da vedere" non c'è dubbio dell'importanza e dell'unicità che Freaks ha tuttora nella storia del cinema.

La particolarità speciale di questo film è che non solo tratta il mondo del circo e le persone che ci lavorano ma è realmente interpretato dai reali "fenomeni da baraccone" e appunto "freaks" che sono effettivamente esistiti e dei quali possiamo trovare notizia.

Penso sia giusto identificare questa pellicola come la capostipite del genere horror perché ad oggi è uno dei film più grotteschi che io abbia mai visto, e teniamo conto del fatto che è uscito nel 1932!

Il tratto che più viene apprezzato e riconosciuto a Freaks non è però il grottesco, o meglio, non si limita a questo; ciò che più salta all'occhio è la luce sotto la quale ci vengono presentati questi "mostri" che combattono (a ragione) contro la normalità e la vincono, ma lo spettatore ne è felice!

All'epoca l'opera di Tod Browning non venne apprezzata, anzi si cercò in tutti i modi possibili di smorzarne la distribuzione, con tanto di censura e tagli non da poco; il regista stesso ebbe la carriera segnata a vita. Solo molti anni più tardi venne effettivamente riscoperto come film di culto e a rivederlo nel 2017 ci si chiede come possa essere stato figlio del 1932 (siamo alla fine della pre-code Hollywood, è vero, ma queste tematiche sorpassano ogni limite anche della prima fase del sonoro piuttosto liberale) fatta eccezione per l'ambientazione del "freak show" che oggi risulterebbe fuori luogo.

Vi invito a cercare di cosa trattassero le scene che sono state - purtroppo - eliminate e andate perdute per sempre, questo sarebbe tranquillamente potuto essere il film più forte mai prodotto nella storia del cinema!

Tutto sommato però il vero motivo per il quale venne così ostacolato all'epoca fu proprio il ruolo che i freaks avevano nella storia, ritratti per quelli che erano senza dubbio, visto che erano anche nella realtà dei fenomeni da baraccone e non per forza tutti hanno giudicato male il loro sfruttamento; cercando testimonianze sul web potrete leggere le loro memorie e capire come questi inconcepibili show fossero per loro l'unica cosa al mondo che li facesse sentire accettati, l'unico senso alla loro esistenza. Lo spettatore viene fatto identificare con i freaks, a fare il tifo per loro, questo era assolutamente inaccettabile anche per la stessa società che poi pagava il biglietto per assistere ai freak-show.

Dobbiamo aspettare appena gli anni '60 per veder tornare la pellicola nei circoli underground giovanili che ricominciano a proiettarla, trovando una nuova identificazione con il messaggio spaventoso, agghiacciante, ma tutto sommato soddisfacente per lo spettatore.

We accept her one of us, google gobble, gobble gobble!

lunedì 3 aprile 2017

FILM: Manchester by the sea

Titolo (originale): Manchester by the sea
Regia e sceneggiatura (originale): Kenneth Lonergan
Produzione: USA, 2016
135 min. (colore, sonoro)
Genere: drammatico
Cast: Casey Affleck, Lucas Hedges, Michelle Williams, Kyle Chandler



Sono andata a vedere questo film quando mi trovavo a Vienna, a fine gennaio, al cinema in lingua originale; tutto questo ancora prima che uscisse in Italia a febbraio.
Avevo sentito opinioni davvero molto contrastanti, quasi bipolari, anche se con una certa prevalenza verso i fan di Casey Affleck (al tempo aveva vinto soltanto il Golden Globe come Miglior Attore).
Solo dopo averlo visto si sono aperti i fiumi di commenti anche da parte degli italiani, quindi mi dispiace se arrivo appena ora con questo post ma ero stata sommersa.

Casey Affleck è il protagonista indiscusso, tutto gira intorno a lui - lui è il film. Consiglio (anzi obbligo) a vedere il film in inglese perché non si può capire la recitazione di questo attore senza la sua vera voce, cosa valida per chiunque sicuramente, ma in questo caso la differenza mi è parsa abissale. Mi riferisco proprio a questa sua interpretazione di un personaggio monocorde e apatico, reso tale da un'ombra del suo passato che l'ha colpito sicuramente più della sua collega Michelle Williams.

Lee Chandler lavora come idraulico a Boston ma è costretto a tornare nella piccola Manchester by the sea nel New England in seguito alla morte di suo fratello, malato da tempo. Una volta arrivato nella cittadina si può percepire un'ombra che lo accompagna costantemente e si intuisce che il suo passato in città è legato ad una tragedia (della quale non vi parlo).
Come se non bastasse Lee dovrà anche assumersi la responsabilità di badare al giovane nipote, figlio del fratello defunto e abbandonato dalla madre quando era piccolo.
Non posso spiegarvi chi è Michelle Williams in tutto ciò per non spoilerare niente ma vi posso dire che il suo personaggio e anche l'interpretazione non mi hanno fatto impazzire, anzi sono andati peggiorando per quanto mi riguarda man mano che il film procedeva.

L'interpretazione di Affleck è senza dubbio buona ma non pensavo che avrebbe vinto pure l'Oscar, Michelle Williams alla fine non ha vinto nulla per questo personaggio (per fortuna) ma non ho capito nemmeno le nomination, invece tantissimi complimenti a un attore che avrebbe dovuto avere molti riconoscimenti in più e cioè Jeff Bridges!

Prodotto (e teoricamente inizialmente diretto) da Matt Damon con sceneggiatura originale e regia di Kenneth Lonergan. Il lavoro di entrambi non va sottovalutato ma secondo me l'attenzione per questo film è stata troppo alta e non capisco bene nemmeno il motivo. Tralasciando gli attori e la sceneggiatura, le altre categorie non mi sembravano proprio al top sinceramente: sonoro, montaggio, colonna sonora davvero hanno fatto abbassare la qualità della pellicola per i miei gusti.

Ora a posteriori sappiamo che Golden Globe e Oscar a Migliore Attore Protagonista se li è aggiudicati Casey Affleck e che Kenneth Lonergan si è portato a casa l'Academy per la Sceneggiatura originale.
Certo, mi ha fatto piacere - come mi fa sempre piacere - quando un film "da festival" viene degnato di grande attenzione; anche se rimango dell'idea che quelli che poi diventano mainstream non siano i migliori e questo è un esempio del caso. Quest'atmosfera indie è molto molto falsa e contraddittoria e non solo penso al cast... voi cosa ne pensate?

Ho apprezzato comunque il tributo alla letteratura "hard boiled" con i nomi dei fratelli Chandler, Lee e Joe, senza contare che quest'ultimo è interpretato da niente di meno che Kyle Chandler!!

Potrà sembrare a tratti che io l'abbia quasi odiato, in realtà pensandoci oggettivamente non è vero, solo che l'ho trovato lento e in sala mi sono un po' annoiata. Non avendolo trovato molto originale, anche se l'idea di fondo mi piace, non penso che sarà fra i più memorabili del 2016/il mio 2017... vedremo!

domenica 2 aprile 2017

FILM: Ogni cosa è illuminata

Titolo: Ogni cosa è illuminata
Titolo originale: Everything is illuminated
Regia: Liv Schreiber (e sceneggiatura)
Produzione: USA, 2005
Durata: 106 min (colore, sonoro)
Genere: biografico, drammatico
Attori: Elijah Wood, Eugene Hütz, Boris Leskin
Tratto da: romanzo omonimo del 2002 di Jonathan Safran Foer



Dopo aver visto questo film almeno 20 volte, mi sono decisa a comprare il DVD e per l'occasione l'ho anche riguardato.
Tratto dal romanzo omonimo di Jonathan Safran Foer del 2002, che io non ho ancora letto. Si tratta di una semi-autobiografia che viene interpretata nel caso del film dal mitico Elijah Wood.

La storia di Jonathan, ebreo statunitense, che parte per l'Europa con l'intento di seguire le tracce del nonno e della sua vita prima che arrivasse negli USA - prende vita grazie ad Elijah Wood.
Non ho letto il romanzo ma avendo letto altro dello stesso autore posso immaginare lo stile e il "mood" generale della storia e secondo me l'impronta data da sceneggiatura/regia (entrambe all'esordio per Liev Schreiber!) e soprattutto anche dal cast di attori scelti alla perfezione, hanno reso questa trasposizione davvero geniale.

Pensavo che fosse molto più noto, e quando ho scoperto che tanti non conoscono questo film ho subito convinto tutti a vederlo e l'hanno amato! Se cercate qualcosa che vi faccia sbellicare dalle risate pur trattando di tematiche serie, non vi può mancare. L'avrò già visto almeno 10 volte prima di acquistare il DVD e rivederlo ancora ma non mi annoia mai, anzi è uno di quei film che continua a farti ridere anche rivedendolo e contiene scene memorabili (come "Benvenuto in Ucraina") che ho rivisto in loop perché non riuscivo a smettere di ridere e a credere quanto geniale fosse.

Il protagonista, una volta arrivato in Ucraina, si rivolge a un anziano signore (Boris Leskin) che insieme al nipote (Eugene Hütz) ha "un'agenzia" - tra mille virgolette - che si offre di aiutare gli ebrei statunitensi di seguire le tracce dei loro antenati. Jonathan vuole ritrovare la donna che salvò la vita al nonno durante la Seconda Guerra Mondiale.

A gennaio ho deciso di rivedere questo film nell'ambito della Giornata della Memoria, insieme anche ad aver riletto Il bambino con il pigiama a righe, presto scriverò un post anche su quello.

Curiosità: lo scrittore Safran Foer compare in un cameo a inizio film nella scena del cimitero;
Eugene Hütz è il frontman della band Gogol Bordello, che compare nella scena della stazione, quando accolgono Jonathan.

Le musiche composte originali per il film sono di Paul Cantelon, e se volete un assaggio vi lascio un video qui https://www.youtube.com/watch?v=ZojHUN3pob0&t=1190s . Band che hanno collaborato alla colonna sonora sono anche Tin Hat Trio, Leningrad, Arkady Severni e ovviamente i Gogol Bordello.

Purtroppo questo film non ha fatto grandi incassi alla sua uscita e non è nemmeno molto conosciuto, a maggior ragione vi consiglio di recuperarlo perché secondo me vale davvero la pena, è semplicemente perfetto! Poi Eugene Hütz è mitico :)